Sabato 4 novembre alle ore 17:30 presso la Sala valdese di Pavia, proiezione del film: I Valdesi. Un popolo di martiri.
Regia di Nino Martinengo. 1924 – restaurato nel 2015.

In ambito valdese, la discussione in tema di comunicazione sull’opportunità di sfruttare i mezzi più moderni disponibili, di utilizzare i nuovi strumenti innovativi, non è una novità dei nostri tempi.

Nella prima metà degli anni venti del secolo scorso, di fronte allo sviluppo della cinematografia, il pastore Paolo Bosio sostiene l’idea di realizzare un film sulla storia valdese che, possa costituire, accanto alla predicazione, alle conferenze pubbliche, ai colloqui e alle missioni, uno strumento di evangelizzazione e di propaganda, utilizzabile tra l’altro verso i Paesi protestanti, che in qualche modo sostenevano e supportavano anche economicamente le chiese valdesi, per illustrare la situazione del valdismo.

Autorizzato dalla Tavola Valdese, senza che la stessa peraltro se ne assuma l’impegno economico, il film promosso dal pastore Bosio viene realizzato nel 1924, in circa tre mesi, dal regista Nino Martinengo, grazie ad un impegno notevole, sia umano, per la massa di comparse coinvolte, sia finanziario, per l’elevato costo, coperto da un crowfunding – altro elemento di modernità dell’iniziativa, così come a questo riguardo colpisce la circostanza che nella discussione circa il preventivo si evidenzino oltre alle spese per i materiali, a quelle di stampa e sviluppo, ai compensi di attori e comparse, a viaggi e diarie, una quota di “beneficenza per avere l’autorizzazione”.

Il film, intitolato “I Valdesi: un popolo di martiri” e destinato alla distribuzione nelle sale cinematografiche di tutta Italia, è diviso in tre parti: la prima sulla storia medioevale dei valdesi, la seconda sull’epopea del seicento con il Glorioso Rimpatrio e la terza di taglio più documentaristico ripresa nelle varie città italiane in cui esistevano comunità, per testimoniare la presenza dei valdesi in tutto il Paese come una realtà italiana attiva.

In un clima che vede prepararsi la nuova legislazione fascista sulla stampa con soppressione di quella liberale, l’opera, però, dopo la prima e unica proiezione avvenuta in un cinema romano, un’anteprima a inviti, viene bloccata dalla censura che riteneva che potesse essere offensiva verso la religione cattolica, finendo così in una sorta di oblio.

Distribuita in modo clandestino all’estero, non ebbe successo, se ne persero completamente le tracce e fu dimenticata e cancellata dalla memoria.

Solo negli anni sessanta i richiami di alcuni membri di chiesa alla partecipazione in gioventù ad un film sui valdesi e la presenza in alcuni testi di fotografie in bianco e nero di Valdo o di Gianavello, che chiaramente non potevano che essere immagini di scena del film perduto, spingono il pastore Giorgio Tourn a impegnarsi nelle ricerche.

E solo nel 1981 fortunatamente se ne ritrovò una copia (se pur ridotta e montata in maniera differente) presso la sede dell’American Waldesian Society a New York e l’anno successivo si riuscì a presentare una proiezione al Sinodo Valdese, a Torre Pellice.

Il film è stato recentemente restaurato e digitalizzato, con un intervento conservativo realizzato a partire dalla pellicola originaria nel 2015 dal laboratorio “L’immagine ritrovata” di Bologna, per conto della Fondazione Centro Culturale Valdese, che si è avvalsa di un contributo dell’8 per mille della Chiesa Valdese e della collaborazione del Museo Nazionale del Cinema di Torino ed è quindi nuovamente fruibile.

Un film che, per la sua storia, ha un valore particolare, che ben va al di là di quello artistico e che viene presentato per la prima volta a Pavia sabato 4 novembre in occasione delle celebrazioni del Cinquecentenario della Riforma protestante.